Il coraggio delle braccia

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Cinque storie che raccontano il Coraggio del corpo. Ogni storia, un Coraggio unico, un paese unico, una donna unica. Come te. Per disegnare insieme una nuova mappa della Bellezza.

IL CORAGGIO DELLE BRACCIA

Lara Guidetti, 33 anni, danzatrice (Milano)

 

La luce era forte ma il sole non bruciava: i riflessi rimbalzavano tra le foglie disegnandomi d’ombre.
Stavo volando o forse nuotando dentro una rapida corrente diretta a sud: gli occhi e il corpo lanciati in avanti con l’unico scopo di essere trasportata. Sapevo che sarei arrivata da qualche parte ma non era importante arrivare quanto continuare a muoversi e l’unico modo per farlo era lasciarsi andare.
I miei arti aperti si fondevano con lo spazio intorno, fluttuavano, viravano, mi tenevano in equilibrio.
Ero dentro l’aria o l’acqua come se le mie ali o le mie pinne fossero grandi orecchie in grado di sintonizzarsi con l’esterno e diventare parte stessa della sostanza che mi conteneva.
Io e lo spazio eravamo la stessa cosa: un paesaggio in movimento.
Incontravo altri esseri: ci guardavamo senza fermarci, ci spostavamo con lo sbattere delle code, superavamo gli ingombri, raccoglievamo cibo e cose curiose con il becco per poi lasciarle cadere.
A un certo punto sentii qualcosa di caldo prendere le mie forme e, poco alla volta, sollevarmi.
Qualcosa di diverso da una corrente: qualcosa che aveva una precisa intenzione.
Sentii il procedere della pelle, la tensione precisa dei tendini e la forza solida dei muscoli.
Due braccia mi staccarono dalla corteccia dell’albero sotto cui mi ero addormentata.

“Ti porto a letto: si è fatto buio”.

Le braccia raccolsero tutto il mio peso e avvolsero le mie intorno a un collo.
Le epidermidi si riconobbero e si accolsero.
Due gambe camminarono con quattro braccia ed erano tutt’uno con lo spazio intorno.
Le braccia sono ponti che portano da un corpo a un altro e da un corpo al mondo.
Sono le sofisticate e sensibili architetture dei sensi che ci permettono di conoscere e conoscerci.
Il coraggio delle braccia è quello di fermarsi, nelle correnti, per portare qualcuno con se o custodire qualcosa che non può essere perduto lungo il percorso.
Sono solo due: il coraggio delle braccia sta anche nella scelta di cosa trattenere e di cosa lasciare.

Il giorno che iniziai a danzare fu molto tempo dopo essere entrata in una sala danza.
Fu il giorno in cui ebbi l’assoluta certezza che, nonostante fosse evidente dove finivano le mie braccia, io arrivavo molto più lontano di ciò che si poteva vedere. Il mio corpo non si scontrava con lo spazio: ne faceva parte.
Allora fui certa che le braccia non sono che ali o pinne in una forma diversa: nascono nello stesso punto e permettono a qualunque essere di danzare.

Solo i serpenti non hanno braccia, e forse è per questo che fanno paura.